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NORIMBERGA 1945 PROCESSO AD UN CRIMINE MODERNO

Norimberga 1945
Processo ad un crimine moderno
Opera storico-teatrale nata nel 2010 dalla collaborazione tra:
• Teatro al 7°, compagnia teatrale milanese
• Davide Romano, portavoce della Sinagoga ‘Beth Shlomo’
• Andrea Bienati, storico, studioso di Shoah e criminologia
Si tratta di una vera e propria "docufiction teatrale", che ripropone passi del celebre Processo di Norimberga per crimini contro l´Umanità: un processo che ha cambiato il rapporto tra gli Stati e ha ribadito come principio ineludibile la responsabilità personale di fronte alle vicende della vita e della storia.
Nella ricostruzione scenografica del Tribunale di Norimberga, fredda ed essenziale, riecheggiano gli alibi di Hans Frank, il giurista-carrierista; Hermann Goering, il politico-negazionista; Albert Speer, il tecnocrate pentito; Rudolf Hoess, cinico guardiano di una ‘fabbrica dello sterminio’.
Le loro parole vengono accompagnate da interventi di carattere storico e sociologico per offrire spunti di riflessione sugli elementi che portano, gradualmente, alla discriminazione di una persona o di un gruppo sociale: l´annullamento dell´empatia, la creazione di un ‘diverso’, la ghettizzazione, fino alla violenza verbale, psicologica e fisica.
Sul palco de ‘Il processo di Norimberga’ le voci di accusa e difesa si dipanano in un susseguirsi incalzante di giustificazioni labili che, minuto dopo minuto, rendono sempre più evidente quella che Hannah Arendt definì la banalità del male.
Immagini originali e inedite di fotografie e documenti riguardanti le immagini della vita quotidiana dell´epoca sono lo sfondo del dibattimento, reso vivo da tre attori, con il contrappunto di una voce ‘fuori campo’ a guidare la riflessione.
Pochi sanno che a inizio processo il parere della giuria tendeva verso l´assoluzione degli imputati. Le cose cambiarono quando vennero mostrati in aula i volti e i corpi delle vittime.
Un percorso che ‘Norimberga 1945 - Processo ad un crimine moderno’ vuole fare rivivere oggi agli spettatori per ribadire, a quasi settant´anni di distanza, l´importanza dei valori che stanno alla base di ogni società civile.

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